EMI nei disturbi dell’Umore

La terapia EMI è un trattamento integrativo che attira a sé molti approcci anche di orientamenti diversi. L’EMI è un valido strumento di lavoro per il sostegno, il counseling e la riabilitazione psicologica.

Oggi affrontiamo i disturbi dell’umore e come l’EMI risulta essere un valido approccio.

I disturbi dell’umore, sono quelli che maggiormente, come terapisti, ci troviamo ad affrontare. Spesso la loro sintomatologia si trova in un rapporto di comorbilità con altri disturbi per questo è importante avere un quadro clinico chiaro, così da sviluppare un piano di trattamento appropriato. In particolare ci sono tre disturbi specifici sotto la categoria dei disturbi dell’umore, quali:

  • Disturbo Bipolare
  • Disturbo Depressivo Maggiore
  • Disturbo di Depressione Postpartum

Disturbo Bipolare

Il disturbo Bipolare è una patologia che si presenta frequentemente, interessando i circuiti cerebrali che regolano gli stati affettivi. Questo disturbo è caratterizzato da cambiamenti del tono dell’umore, da molto elevato ad episodi depressivi o misti:

  • Mania:  umore elevato, espansivo, iperattività, ipersessualtà, bisogno di spendere denaro e ridotto bisogno di sonno. Si può incorrere anche in ospedalizzazione.
  • Ipomania: stessi sintomi dell’episodio maniacale, ma con una minore intensità, quindi non si incorre nel bisogno di ricovero ospedaliero.
  • Depressione: sintomi quali, anedonia, mancanza di motivazione, energia e concentrazione, aumento o diminuzione di sonno e appetito ed in alcuni casi idee suicidarie.
  • Fase mista: i sintomi soddisfano i criteri di entrambi gli episodi, maniacale e depressivo.
  • Eutimia: il paziente si presente con umore normale o neutrale
  • Evoluzione con ciclicità rapida: complicazione temporanea di questo disturbo caratterizzata dalla comparsa di quattro o più disturbi affettivi in un anno.
  • Sintomi Prodromici: sono di tipo cognitivo, affettivo o comportamentale e precedono un episodio depressivo, ipomaniacale o misto.
  • Sintomi Subclinici: pazienti che vanno in remissione ma continuano ad avere leggeri sintomi depressivi o ipomaniacali. Un fattore di rischio per ulteriori ricadute.

Il disturbo Bipolare è costituito da tre sottotipi:

  • Disturbo Bipolare I: con almeno un episodio maniacale o misto grave alternato ad episodio depressivo.
  • Disturbo Bipolare II: con lunghi e protratti episodi depressivi e almeno un episodio ipomaniacale, assenti episodi maniacali o misti.
  • Disturbo Ciclotimico: numerosi e rapidi cambiamenti da sintomi ipomaniacali a depressivi, ma non soddisfano i criteri per depressione e ipomania.

Il disturbo bipolare prevede un trattamento basato su terapia psicologica, psicoeducazione,  interventi  di terapie interpersonali e/o familiari ed eventuale  trattamento farmacologico ( stabilizzatori dell’umore, antipsicotici atipici, antidepressivi). Lo scopo di un approccio al trattamento che sia il più olistico possibile è quello di ridurre la gravità dei problemi per migliorare il decorso della malattia, riducendo il numero delle ricadute in conclamati episodi affettivi e quello delle conseguenti ospedalizzazioni. Un altro aspetto importante da approfondire sono i fattori di rischio nel disturbo Bipolare:

  • Scarso insight del disturbo
  • Idealizzazione dei sintomi euforici
  • Deficit cognitivo
  • Abitudini malsane nello stile di vita
  • Abuso di sostanze
  • Disturbi di personalità
  • Disturbi d’ansia
  • PTSD/ trauma/ eventi di vita

La frequenza maggiore è la comorbilità di eventi traumatici e PTSD nelle storie di pazienti con disturbo bipolare, rilevando un’influenza negativa sul decorso della malattia. Molti studi hanno evidenziato come eventi traumatici che si presentano nel corso della vita, possono influire negativamente sul decorso del disturbo e possono contribuire in modo importante a un esito sfavorevole.

 Disturbo Bipolare, PTSD e terapia EMI

Data l’ingente comorbilità tra disturbo Borderline ed eventi traumatici, si è valutata l’ipotesi che il protocollo standard EMI può avere buoni risultati nel trattamento di persone borderline. In uno studio pilota, su pazienti con diagnosi borderline, almeno tre eventi traumatici sono stati documentati nel corso della loro vita, essi sono stati sottoposti a trattamento integrato con movimenti oculari rispetto al gruppo di controllo che non riceveva tale terapia (Novo et al. 2014).  L’obiettivo era di valutare l’efficacia del protocollo standard, integrato come trattamento da utilizzare in aggiunta agli stabilizzatori dell’umore, per ridurre l’impatto dei traumi sul paziente e avere un miglioramento dei sintomi effettivi.

I risultati, hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo dopo tre mesi, nei pazienti sottoposti al trattamento rispetto al controllo, mostrando nel follw-up un mantenimento anche dopo essere trascorsi sei mesi.

L’EMI è un approccio promettente, sperimentale e risulta un buon trattamento integrativo.