Protocolli Terapeutici Integrati nella EMI Therapy

Lo psicologo clinico è chiamato ad indirizzare la propria pratica verso l’appropriatezza, l’efficacia e l’efficienza, mediante l’organizzazione dell’assistenza psicologica secondo modelli o “processi integrati”.

La valutazione e la decisione dell’ azione clinica, devono essere fondate sulle conoscenze prodotte dalla ricerca e su adeguati indicatori e standard qualitativi, essi possono essere articolati in strumenti di intervento quali ad esempio : linee-guida, raccomandazioni, percorsi clinici di sostegno, counseling, cura e riabilitazione.

Le procedure qui di seguito elencate nella EMI therapy sono state implementate, studiate e verificate dalla comunità psicotraumatologica scientifica internazionale. La paternità di alcune tecniche piuttosto che altre sono da ricercare nella bibliografia internazionale proprio perché esse appartengono ad approcci terapeutici molto diversi fra loro.

Abbiamo deciso come Associazione di psicotraumatologia di integrare approcci diversi proprio perché crediamo nell’ integrazione di modelli anche se diversi fra loro.




 

Il termine violenza e abuso sessuale in ambito familiare vengono applicati alla forma specifica della violenza domestica, dove l’abuso fisico o sessuale è perpetrato da un partner su un altro attraverso minacce o l’impiego della forza fisica.

Questo coinvolge frequentemente il sesso forzato (violenza sessuale), umiliazioni sessuali e degrado personale. Anche in questi casi le leggi dello Stato proteggono uno dei coniugi contro la violenza sessuale domestica. Nella maggior parte dei casi si ha violenza dell’uomo nei confronti della donna anche se, in una minima parte, vengono segnalati casi di violenza (quasi sempre più a livello psichico che fisico) della donna nei riguardi dell’uomo.

Ricerche a livello clinico inducono a ritenere che un abuso sessuale perpetrato tra le “mura domestiche” produca danni più gravi a livello psicologico rispetto ad una violenza “esterna”, soprattutto quando sono presenti alcune caratteristiche:

  • uno stretto legame con la persona che effettua l’abuso;
  • una lunga durata dell’abuso;
  • nascondere la situazione di abuso o il non riconoscimento dell’ambiente familiare;
  • la persona abusata non è in grado di parlare dell’accaduto;
  • la persona abusata è ancora un minore.

L’abuso sessuale su minori è comunemente definito, nella cultura occidentale contemporanea, come qualsiasi attività a livello sessuale che un adulto esercita su o con una persona al di sotto dell’età del consenso, ed è considerato un crimine punito penalmente nella maggior parte dei paesi. L’abuso sessuale su minori include, inoltre, lo sfruttamento sessuale commerciale dei bambini.

Si possono considerare quattro categorie di abuso sessuale:

  • abuso sessuale di femmine da parte di maschi
  • abuso sessuale di maschi da parte di femmine
  • abuso sessuale di maschi da parte di maschi
  • abuso sessuale di femmine da parte di femmine

EMI dall’inglese Eye Movement Integration (Integrazione e movimenti oculari ) è un trattamento psicologico innovoativo scoperto nel 1989 dallo psicologo americano Steve Andreas.

Esso utilizza il campo visivo del cliente alla ricerca dei ricordi traumatici. Questa tecnica in origine fu usata per alleviare lo stress associato ai ricordi dolorosi e traumatici nei veterani del vietnam.

Le terapie che coinvolgono i movimenti oculari sono sicure e validamente sostenute  da abbondanti ricerche cliniche, vedesi la letteratura scientifica.

L’approccio EMI offre l’occasione non solo di rielaborare i ricordi negativi , ma anche di potenziare le capacità personali e le risorse individuali, per meglio  affrontare le sfide della vita quotidiana con serenità e sicurezza, senza sentirsi in balia dei sintomi di ansia e angoscia pervenuti dalle esperienze contenute nel nostro data base mnemonico.

Il lavoro con EMI  prevede la rielaborazione e l’integrazione di tutte quelle esperienze angoscianti legate alla storia di abusi e violenza individuali , che possono  causare sintomi come; depressioni, ansia, attacchi da panico,fobie dipendenze , ed evitamento interpersonale.

Con l’EMI si lavora, non solo sul ricordo di alcune esperienze del passato che possono aver contribuito all’insorgenza dell’ attuale disturbo d’ansia ma, anche, sul ricordo delle prime volte in cui si è provata la paura, oppure la risposta del frezzing , in modo da trasformare e neutralizzare queste reazioni automatiche  rendendo l’informazione molto più adattiva.

La persona viene liberata fin da subito dal peso dei ricordi traumatici che fino a poco prima mantenevo in piedi la sua sintomatologia come fobie, ansia e dipendenze, disfunzioni sessuali, dissociazione e derealizzazione.

Tra i tanti traumi che, malauguratamente, possono avvenire nella vita delle persone, il lutto è senz’altro uno tra gli avvenimenti più destabilizzanti, in quanto comporta dapprima la perdita e la successiva mancanza della persona cara, portando i sopravvissuti a dover riadattare parte (o anche la totalità) delle loro vite, in funzione di tale perdita.

Il dolore è una normale reazione alla perdita e si riferisce al disagio derivante dal lutto. Il dolore è multidimensionale con componenti fisiche, comportamentali, cognitive, spirituali ed è caratterizzato da un complesso insieme di aggiustamenti cognitivi, emotivi e sociali che seguono la morte di una persona cara.

Il lutto, quindi, rappresenta un’esperienza soggettiva e di difficile generalizzazione. Ogni lutto è caratterizzato da un processo di elaborazioni con diverse fasi, strettamente connesse tra loro e di durata variabile. Non esiste un tempo esatto e universale per quantificare il processo di elaborazione. Alcune ricerche hanno identificato determinati periodi temporali che sono considerati “fisiologici” del lutto. Viene considerato normale uno stato depressivo, conseguente al lutto, della durata di circa 6-18 mesi. Se tale stato depressivo si prolunga per anni, non è più considerato come fase necessaria ai processi di elaborazione del lutto ma come fattore di disagio.

Alcune fasi cognitive del lutto sono:

l. La consapevolezza della perdita ( o il prendere atto del decesso ) questa fase può comprendere anche una fase  dei evitamento e negazione

2. Reazione alla separazione (contattare il dolore; identificare, accettare e dare forma espressiva a tutte le reazioni psicologiche alla perdita; 

3 Ricordare il defunto e il rapporto affettivo avuto con esso (riesaminare e ricordare in modo realistico la relazione con il proprio caro.)

 4.Rinunciare ai vecchi schemi di attaccamento con il defunto e alle ipotesi sul mondo – Fase del confronto emotivo realistico.

5.Risolversi e progredire in modo adattivo nel nuovo mondo senza dimenticare il vecchio (rivedere le proprie ipotesi sul mondo, sviluppare un nuovo rapporto con il ricordo della persona cara, adottare nuovi modi di stare al mondo, formarsi una nuova identità) – Fase dell’adattamento

6.Reinvestire – Fase dell’adattament

L’ EMI dall’inglese Eye Movement Integration (integrazione e movimenti oculari ) è un trattamento neuroterapeutico e psicologico scoperto nel 1989 dallo psicologo americano Steve Andreas. Esso lo utilizzò in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi dolorosi e traumatici nei veterani del vietnam.

L’EMI nei casi di lutto, favorisce l’elaborazione delle varie fasi come :

Lo shock, Negazione, Rabbia,

Paura, depressione, tristezza,

Accettazione, perdono,ricerca di senso, serenità e pace ritrovata.

In particolare modo esso permette il conseguimento dei seguenti obiettivi terapeutici:

  • Gestire e sostenere processi per evitare la propria traumatizzazione personale
  • Implementare strategie specifiche e stili di coping nella gestione delle emozioni.
  • Sostenere le persone a trovare modalità adattive nella  perdita in modo più sano e funzionale

L’EMI può quindi essere utilizzato per evitare gli ostacoli che potrebbero complicare il processo elaborativo.

lI bullo è tendenzialmente aggressivo non solo verso i coetanei ma anche verso gli adulti, sia che si tratti dei genitori che degli insegnanti. Spesso mostrano segni di impulsività e hanno bisogno di dominare gli altri, mostrano comportamenti asociali come atti di vandalismo e l’uso di alcool.

I bulli prendono in giro le loro vittime rimproverandole e intimidendole; le minacciano, spingono e prendono a pugni, e si circondano di seguaci al fine di avere un riconoscimento sociale. Bulli e vittime sembrano mancare della capacità di gestire correttamente le emozioni. Le vittime non riescono a manifestare la rabbia e spesso non la riconoscono bene.

I bulli mancano di empatia e di comprensione dei propri sentimenti e sembrano dissociati.

Il bullismo si basa su tre principi:

Intenzionalità.

Persistenza nel tempo.

Asimmetria nella relazione.

Vale a dire un’azione intenzionale eseguita al fine di arrecare danno alla vittima, continua nei confronti di un particolare compagno, caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce (ad esempio per la mancanza di una tecnica di autodifesa). 

Gli effetti del bullismo possono essere gravi e permanenti. Il collegamento tra bullismo e violenza ha attirato un’attenzione notevole dopo il massacro della Columbine High School nel 1999.

Si stima che circa il 60-80% delle forme di questo fenomeno a scuola, stia evolvendo verso forme inattese in senso terroristico. A tal proposito l’Anti-Bullying Centre at Trinity College di Dublino è intenta ad approfondire le conseguenze del bullismo sugli aggressori stessi, sia minorenni che adulti, i quali sono più soggetti a soffrire di una serie di disturbi quali:

  • depressione, ansia, deficit di autostima,
  • alcolismo, autolesionismo,comportamenti di remissione
  • Isolamento ed altre dipendenze

EMI dall’inglese Eye Movement Integration (integrazione e movimenti oculari ) è un trattamento psicologico scoperto nel 1989 dallo psicologo americano Steve Andreas. Esso lo utilizzò in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi dolorosi e traumatici nei veterani del vietnam.

Le terapie che coinvolgono i movimenti oculari sono sostenute  da abbondanti ricerche cliniche; vedesi altri approcci in letteratura scientifica.

L’approccio EMI offre l’occasione non solo di rielaborare i ricordi negativi , ma anche di potenziare le capacità personali e le risorse individuali, per meglio  affrontare le sfide della vita quotidiana con serenità e sicurezza, senza sentirsi in balia dei sintomi dell’ansia e dell’angoscia.

Il lavoro con EMI  prevede la rielaborazione di tutte quelle esperienze terrificanti e angoscianti legate alla storia personale e che possono essere causa della paura .

Con l’EMI si lavora, non solo sul ricordo di alcune esperienze del passato che possono aver contribuito all’insorgenza dell’ attuale disturbo d’ansia ma anche sul ricordo delle prime volte in cui si è provata paura  e delle sue volte peggiori, in modo da trasformare e neutralizzare queste reazioni.

In questo modo si facilita alla persona il fatto di poter affrontare in modo più sereno le situazioni che e fino a quel momento erano vissute come ansiogene e terrificanti.

La persona viene liberata fin da subito dal peso dei ricordi irrisolti come atti di violenza, bullismo, cyberbullismo ed esperienze negative come lutti, fobie, ansia e dipendenze.

L’ansia è un’emozione universale che coinvolge il 90 % degli individui, essa non sarebbe, di per sé, negativa in quanto rappresenta una componente necessaria per meglio orientarci nella vita perché prepara l’organismo nell’ affrontare lo stress.

L’ansia viene considerata patologica quando disturba, in misura più o meno notevole, l’equilibrio psico-fisiologico,  determinando una vera limitazione della capacità di adattamento dell’individuo.

Le due condizioni in cui l’ansia può essere non naturale sono:

  • Quando la risposta ansiosa è esagerata e disfunzionale rispetto agli stimoli che l’hanno indotta.
  • Quando lo stato ansioso compare in assenza di uno stimolo scatenante.

Sono disturbi d’ansia gli attacchi di panico (con e senza agorafobia), le ossessioni e compulsioni (rituali, ecc.), le fobie (degli insetti, di parlare in pubblico, dei mezzi di trasporto, di arrossire o di vomitare in pubblico,) l’ansia generalizzata e il disturbo post-traumatico (in seguito ad eventi traumatici o altamente stressanti).

Nei disturbi d’ansia, la persona esposta alla situazione temuta prova un’emozione ritenuta insopportabile che, talvolta può trasformarsi in “Panico” e potrebbe far credere  alla persona di impazzire oppure che stia per perdere il controllo.

Sintomi cognitivi ed emotivi dell’ansia.

  • Sentirsi nervoso
  • Risposte esagerate di allarme
  • Difficoltà di concentrazione
  • Sensazioni di svuotamento
  • Disturbi di insonnia
  • Dispnea e sensazioni di soffocamento
  • Palpitazioni,sudorazione/mani fredde, bocca asciutta
  • Tremori,vertigini/sensazioni di sbandamento
  • Nausea/diarrea,vampate di calore/brividi
  • Disfagia/nodo alla gola, dolenzia muscolare
  • Irritabilità , paura di morire, paura di perdere il controllo, paura di non riuscire ad affrontare le situazioni

intomi cognitivi emotivi della depressione :

  • Tristezza, solitudine, apatia.
  • Un concetto di sé negativo associato a rimproveri e auto-colpa.
  • Desideri regressivi e auto-punitivi: desideri di fuggire, nascondersi o morire.
  • Cambiamenti vegetativi: anoressia, insonnia, perdita di libido.
  • Cambiamento nel livello di attività: ritardo o agitazione.

L’ EMI dall’inglese Eye Movement Integration (integrazione e movimenti oculari ) è un trattamento psicologico completo scoperto nel 1989 dallo psicologo americano Steve Andreas .

Esso lo utilizzò in origine per alleviare lo stress associato ai ricordi dolorosi e traumatici nei veterani del vietnam. Danieu Bealiue (2003) diede vita alla sua applicazione in vari contesti di cura scivendo il primo libro sulla terapia EMI.

L’approccio EMI offre l’occasione non solo per rielaborare e trasformare i ricordi negativi associati alla sintomatologia ansiosa – depressiva, ma essa stimola soprattutto le risorse del cervello con l’obbiettivo di incrementare le competenze individuali per meglio  affrontare le sfide della vita quotidiana con serenità e sicurezza, senza più sentirsi in balia dei sintomi di ansia e depressione.

Il lavoro con EMI  prevede la rielaborazione di tutte quelle esperienze “imprinting” negative legate alla storia personale  e che possono essere “concausa” della sintomatologia e disregolazione fisiologica.

Con l’EMI si lavora, non solo sul ricordo di alcune esperienze del passato che possono aver contribuito all’insorgenza dell’ attuale disturbo d’ansia ma, anche, sul ricordo delle prime volte in cui essa è stata sperimentata. Analogamente avviene per  lo stato depressivo, in modo da trasformare e neutralizzare queste reazioni.

Il processo di autoguarigione rapido attivato dall’EMI fa si che l’individuo possa affrontare in modo più sereno le situazioni fino a quel momento evitate o temute.

La persona dopo il trattamento con EMI viene liberata fin da subito dalla sua sintomatologia o ricordi irrisolti come atti di violenza, bullismo, abbandoni, lutti, fobie, ansia, stati depressivi e dipendenze