Risensibilizzazione: ritorno alla vita dopo il trauma

Articolo redatto e adattato da Elton Kazanxhi e Laura Longhi.

 Il trauma disregola il corpo. Sposta i livelli energetici dalla linea di base agli estremi dell’iperarousal (panico) o l’ipoarousal ( esperienza di vuoto e collasso), non solo alternandoli ma in alcuni casi rimanendo bloccati in entrambi gli estremi.

Quando il nostro corpo viene sopraffatto da un evento intenso, una risposta naturale a questa disregolazione (e alla confusione o alle lotte relazionali) è quella di fuggire, magari attraverso il bere, il sesso, l’ansia, lo sport o il lavoro. Per alcuni, specialmente quando il trauma si verifica all’inizio della  loro vita o quando la fuga fisica non è un’opzione possibile, la dissociazione  diventa il percorso plausibile per ritrovare quel senso di pseudo pace e pseudo sicurezza.  Gli studi hanno dimostrato che, anche quando neghiamo a noi stessi di star bene e quando ci diciamo di non essere turbati, il nostro corpo mostra ancora tutti i sintomi standard dell’ attivazione e dell’ agitazione.

Grandi nomi nel campo della traumatologia, tra cui Peter Levine e Bessel van der Kolk, propongono pratiche che si fondano sulla risensibilizzazione somatica, la consapevolezza del momento presente, la narrazione fisica e un’esperienza incarnata di sicurezza e controllo.

“Le persone traumatizzate si sentono cronicamente insicure all’interno dei loro corpi: il passato è vivo sotto forma di fastidioso disagio interiore. I loro corpi sono costantemente bombardati da segnali viscerali di avvertimento e, nel tentativo di controllare questi processi, diventano spesso esperti nell’ignorare i loro sentimenti istintivi e nella consapevolezza paralizzante di ciò che viene giocato all’interno. Imparano a nascondersi da loro stessi. “
-Bessel van der Kolk, Il corpo accusa il colpo: ecrvello, mente e corpo nella guarigione del trauma.

INTORPIDIMENTO

Quando ci separiamo dal Sé, diventiamo il nostro stesso nemico. Riteniamo inaccettabile o non sicura una parte fondamentale di noi stessi e finiamo per spendere enormi quantità di energie nel tentativo di contenere e inibire quella parte di “Sé” inaccettabile.

Dove una volta cercavamo la libertà da sensazioni travolgenti, alla fine incarniamo la separazione: completamente insensibili, separati dalla vita, separati dal Sé, alla ricerca di un modo per sentirsi di nuovo reale, per sentirsi in contatto con gli altri e con la vita … sentire qualcosa tranne il vuoto, il nulla che abbiamo cercato e creato.

L’esperienza cambia da una persona all’altra, per alcuni potrebbe essere meno consapevole o intenzionale. Forse la consapevolezza dei comportamenti viene dal feedback degli altri che ci accusano di essere irritabili o irrazionali, o indicandoci che siamo diventati analitici, rigidi nelle nostre regole e limitati nell’ apparente ricerca di sicurezza.

A volte gli estremi sembrano meno estremi. Soprattutto da una risposta di “freeze” o di “impotenza appresa”, l’unica osservazione che può essere fatta dal punto di vista soggettivo è quella di vedere il paziente abbassare le spalle , la testa cade leggermente e i muscoli possono perdere energia fino ad arrivare ad un collasso fisico.

SOPRAFFAZIONE O ANGOSCIA

Rientrare all’interno del proprio corpo significa spesso un ritorno all’esperienza originale di angoscia.

A volte possiamo sentirla arrivare. Altre volte, siamo così dissociati dai nostri sensi corporei che non sentiamo il dolore finché non è troppo intenso per essere ignorato. E’ come guidare una macchina dove il tachimetro va da zero a cento senza segnalare nulla nel mezzo.

“Il trauma cambia l’insula, i sistemi di auto-consapevolezza. Le persone traumatizzate spesso diventano insensibili a se stesse. Trovano difficile sentire il piacere e sentirsi coinvolti. Queste comprensioni ci costringono a usare metodi per risvegliare le modalità sensoriali nella persona. “
-Bessel van der Kolk

A volte per uscire dalla sequenza fissa di lotta o fuga, qualunque sia l’atto incompiuto o arrestato in seguito al trauma, l’aiuto di un terapista traumatologo è necessario affinché si permetta al cliente di interrompere uno schema disfunzionale installandone uno più funzionale o adattivo . 

Gli strumenti che gli psicotraumatologi usano per cambiare gli schemi disfunzionali sono: una buona relazione terapeutica, una buona stabilizzazione in cui far sentire il cliente al sicuro, la psicoeducazione, l’abilitazione e la riabilitazione di risorse per affrontare i ricordi o stati corporei traumatici.

Alcune persone trovano un supporto nel coinvolgimento sociale, o nel praticare sport, yoga, le arti marziali, danza e musica tutte attività che riportano il  corpo nel qui ed ora.

In conclusione, più siamo capaci di costruire le basi per sentirci sicuri, più possibilità abbiamo di gestire gli eventi della vita che risultano traumatici. Se saremo in grado di stare con l’esperienza, mettendo in atto una reazione in uno stato di presenza non giudicante più possibilità avremo di lasciarci fluire e consegnarci alla vita.

 

Riferimenti:

  1. Siegel, DJ (2010). Mindsight: la nuova scienza della trasformazione personale. New York: Bantam Books.
  2. Van der Kolk, B. (2014). Il corpo tiene il punteggio. New York: Viking.

23 Febbraio 2015 • Con Jeremy McAllister, MA, LPCI , Hakomi Esperienziale Psicoterapia topic Expert Contributo

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