“Stai Calmo, Rilassati, Respira” Ecco i falsi miti sulla balbuzie

A cura della Dott.ssa Giulia Cardinali

Introduzione

I professionisti che lavorano con persone balbuzienti, si rendono oggi conto che la balbuzie è uno dei disturbi di comunicazione più fraintesi.

“Ho sentito che la balbuzie è causata da ansia “

“Ah, lavori con la balbuzie? Sai che a volte balbetto anche io! ” “Se solo rallentasse quando parla…”

Quante volte hai sentito uno dei seguenti commenti?

La maggioranza delle persone, compresi specialisti del linguaggio, sembrano avere il desiderio di spiegare la complessità della balbuzie in un modo eccessivamente semplicistico. Molte volte, queste spiegazioni si basano su informazioni obsolete o errate. La balbuzie, è chiaramente stabilito sulla base di molti risultati sperimentali essere un disturbo del neurosviluppo.

Non  è  facile  scrivere  un  articolo  sul  sintomo  balbuzie,  perché  è  un  tema  che  va  trattato  con
delicatezza, nel rispetto e nella cura di tutti coloro che ne soffrono. D’altra parte, è lo stesso che ci
spinge a a rompere il muro dell’ignoranza che c’è dietro questo sintomo e ridare speranza a coloro
che vogliono liberarsi da questo disturbo. Di seguito ci soffermeremo su alcuni falsi miti, da sfatare:

NON si nasce balbuzienti!

La balbuzie non è una malattia ereditaria, sappiamo da molti anni che la balbuzie ricorre in alcune famiglie. Le famiglie condividono geni e ambienti.

Il lavoro del laboratorio di Dennis Drayna ha rivelato che i geni relativi alla trasmissione della balbuzie possono essere identificati all’interno di alberi genealogici con un’alta densità di individui balbuzienti. Non esiste una base genetica singola o coerente per la propensione a balbettare per il semplice motivo che all’interno di diversi alberi genealogici, i geni relativi alla balbuzie variano. Inoltre è chiaro che i geni non causano la balbuzie, ecco perché negli ultimi anni gli scienziati dello sviluppo si sono concentrati maggiormente sulla comprensione dei processi epigenetici – i quali forniscono il ponte tra i geni e l’ambiente.

La balbuzie NON “vive” in un’area isolata del cervello.

Centinaia  di  studi  di  neuroimaging  su  adulti  che  balbettano  e  più  recentemente  alcuni  studi  su
bambini  balbuzienti  hanno  esaminato  le  differenze  anatomiche  tra  la  balbuzie  e  individui
normofluenti e le differenze funzionali nell’attività cerebrale durante l’esecuzione di una varietà di
compiti e a riposo.

Il  risultato?  Ci  sono  stati  risultati  contrastanti  sia  nei  dettagli  anatomici  e  funzionali  delle  basi neurali della balbuzie. Ma c’è un aspetto in comune a molte indagini:

la scoperta di una connettività atipica e del funzionamento tra le aree frontali inferiori di sinistra – solitamente specializzate per la produzione del parlato – e altre aree coinvolte nell’elaborazione uditiva e linguistica.

Quindi la balbuzie non “vive” in un’area isolata del cervello, perché la produzione del parlato richiede comunicazioni complesse tra molte diverse parti del cervello. In realtà il sintomo principale della  balbuzie  è  un  fallimento  del  sistema  motorio  vocale  per  generare  i  comandi  neurali  ai muscoli necessari per produrre un discorso fluente.

Quindi una chiave per capire come si sviluppa la balbuzie è probabile che derivi dal  futuro lavoro per determinare come le reti neurali complesse attive durante la formulazione e la produzione del linguaggio sviluppino connessioni e schemi di attivazione atipici che portano alla balbuzie.

Dai recenti lavori in bambini da 3 a 5 anni, ci sono ora prove convincenti che i modelli atipici di connettività  neurale  e  l’attività  caratteristica  della  balbuzie  sono  già  presenti  in  prossimità dell’esordio della balbuzie. I risultati funzionali di questi pattern di crescita neurale atipici sono osservabili  anche  nell’output  motorio  del  linguaggio  dei  bambini  in  età  prescolare.  I  bambini balbuzienti di 4-5 anni differiscono nelle loro caratteristiche motorie del linguaggio, in modo tale  che  i  loro  schemi  di  coordinazione  motoria  del  linguaggio  e  le  caratteristiche  di movimento del linguaggio siano immaturi rispetto ai loro pari normofluenti .

Rispetto alle ragazze, i bambini balbuzienti in età prescolare mostrano ritardi maggiori rispetto ai loro  coetanei  sullo  sviluppo  motorio  vocale.  Le  differenze  di  sesso,  documentate  anche  nelle regioni  del  cervello  legate  alla  parola  nei  ragazzi  e  nelle  ragazze  disfluenti,  ci  forniscono informazioni su un fenomeno ben noto: le ragazze si riprendono dalla balbuzie con un tasso significativamente più alto rispetto ai ragazzi.

In futuro tali risultati dovrebbero essere utili per stabilire approcci terapeutici migliori per i ragazzi la cui vulnerabilità alla persistenza della balbuzie è maggiore.

Una tecnologia molto promettente per la futura ricerca sulla balbuzie è la (spettrografia funzionale
vicino  all’infrarosso)  (fNIRS).  Questo  è  un  metodo  di  imaging  cerebrale  non  invasivo  che  può
essere utilizzato nei neonati e nei bambini piccoli e uno dei principali vantaggi è che, oltre ad essere
applicabile nei bambini piccoli, può essere utilizzato durante la normale produzione del parlato.

E’ Bridget Walsh, che completa il primo studio utilizzando fNIRS (spettrografia funzionale vicino all’infrarosso)  per  registrare  l’attività  neurale  durante  la  produzione  del  linguaggio  naturale (compito di descrizione delle immagini) nei bambini. I risultati hanno poi suggerito che le funzioni dell’emisfero sinistro legate al linguaggio sono atipiche nella balbuzie in età scolare.

“Balbetti perché sei ansioso”

Tale “confusione causale” sembra derivare dal fatto che la balbuzie era una volta classificata come
una questione psicologica. Tuttora le persone continuano a credere che l’ansia sia un fattore causale.

Attenzione ai concetti impatto e causalità, non sono la stessa cosa! Seppur vero che la balbuzie
può aumentare durante circostanze di forti emozioni, non esiste una “personalità balbuziente” ma
coloro che balbettano hanno comprensibilmente, livelli più elevati di ansia per la comunicazione.

La causa? I numerosi atteggiamenti di scherno subiti nell’arco di vita, portano l’individuo a provare
sentimenti  di  vergogna  verso  se  stesso  associati  a  comportamenti  di  rinuncia  proprio  in  quelle
situazioni dove la parola è necessaria. Ecco perché, un adulto balbuziente è un adulto ansioso:
balbettata  dopo  balbettata,  stanco  di  lottare,  si  è  arreso  ed  ha  iniziato  a  comportarsi  di
conseguenza, ricorrendo a tutti i possibili stratagemmi per nascondere a sé stesso e agli altri il
suo disturbo.

Concludiamo che, la balbuzie non è un disturbo psicologico e non è causata da nessun singolo fattore, specialmente dall’ansia.

“Tutti balbettano prima o poi!”

Molti di coloro che circondano la persona disfluente, cercano di essere empatici sdrammatizzando
con affermazioni di circostanza. Anche quando questo tipo di commento è ben intenzionato, può
avere un effetto negativo non voluto. Le persone che balbettano sanno che tutti non balbettano.
I bambini potrebbero vedere questo commento come una bugia, riducendo così la fiducia in coloro
che non capiscono la balbuzie, creando una condizione di isolamento progressivamente maggiore.

“Se solo …”

“Rallentassi.”

“Lo dicessi di nuovo.”

“Facessi un respiro profondo.”
“Pensassi a cosa vuoi dire”.
“Ti rilassassi”

Come  professionisti,  abbiamo  il  dovere  di  ampliare  la  comprensione  della  balbuzie  all’interno dell’ambiente di un bambino ma soprattutto all’interno della società nel suo insieme. Non importa quanto  ben  intenzionato  sia  il  consiglio,  è  eccessivamente  semplicistico  e  non  è  utile  a  lungo termine. La cosa migliore che gli specialisti del linguaggio possono fare è aiutare coloro che si trovano nell’ambiente del bambino ad astenersi dal dare consigli e ad andare ad imparare come ascoltare ciò che il bambino sta dicendo e NON come sta parlando.

RIFERIMENTI

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Published online 2016 Oct 4. doi: 10.1055/s-0036-1587703