Trauma relazionale & EMI Therapy: un breve video


I Traumi relazionali sono quelli che noi traumatologi chiamiamo traumi con la “t” minuscola; sono spesso traumi complessi perché ripetuti nel tempo. I nostri clienti raccontano spesso episodi in cui non sono stati abbastanza amati, ascoltati o abbracciati, lamentando il “neglect relazionale”, cioè quella trascuratezza emotiva in cui nessun adulto sano si è preso cura di loro nella loro prima infanzia.

Queste esperienze possono lasciare il nostro Sistema Nervoso disorganizzato e attivato in una modalità  “fight – flight” (attacco-fuga),  come se dovessimo stare in allerta per la maggior parte del tempo per poter sopravvivere, rendendo quindi difficile relazionarsi agli altri “faccia a faccia”, restando se stessi.

Recenti scoperte nel campo delle neuroscienze affettive (Schore, Siegel) indicano che il “faccia a faccia” e altre interazioni tra persone che implicano una vicinanza fisica coinvolgono molta carica del Sistema Nervoso. Se il carico da tali interazioni lascia il nostro cervello e il nostro corpo disorganizzato e in modalità di sopravvivenza, corriamo il rischio di non essere capaci pienamente di relazionarci a noi stessi e agli altri.
D’accordo con il neurologo Damasio, i meccanismi del cervello inferiore (rettiliano), dal quale dipendiamo per sopravvivere biologicamente e per guarire naturalmente dal trauma, sono i meccanismi importanti coinvolti nell’abilità di sentire un centrale senso del sé nel corpo.

Il Trauma disorganizza questi meccanismi del cervello inferiore: non solo sfida la nostra abilità di sopravvivere biologicamente ma riduce anche la capacità di percepire un centrale senso di sé nel corpo. Un’ esperienza comune riscontrabile in coloro che ho trattato con successo e che presentavano una disorganizzazione traumatica, è proprio un senso di ritorno a se stessi, che si realizza in una crescente abilità di sentire in modo coerente un centrale e stabile senso di sé nel corpo.

Il Sistema Nervoso delle persone traumatizzate (che presenta una linea di base caratterizzata da un’alta carica di stress-traumatico non risolto) non può maneggiare una carica più alta senza rovesciare il delicato carro di mele in equilibrio che vorrebbe sforzarsi di mantenere.
Quando ci relazioniamo intimamente ad un altro e rimaniamo presenti a quella interazione, i nostri Sistemi Nervosi possono diventare istantaneamente e mutuamente caricati da un’alta attivazione.

La EMI (Eye Movement Integration Therapy®) ha  la capacità di ripristinare l’equilibrio  psico energetico della persona.

Il terapista EMI  utilizza i movimenti oculari della persona come via di accesso preferenziale. Stimolando la rete neurale con diversi movimenti oculari in differenti direzioni si facilita il normale flusso di informazioni disfunzionali immagazzinate nella memoria emotiva (procedurale). Ogni segmento oculare ha il compito quindi non solo di decondizionare, ma anche di  integrare  e ri-aggiornare  quelle risposte rettiliane del nostro cervello. Quello che contraddistingue la EMI da altri modelli come l’EMDR (Shapiro 1989) è la sua particolare attenzione agli hot-spot (punti collocati nel sistema visivo del cliente).

Nel video il terapista chiede alla cliente di tenere in mente il ricordo negativo mentre esegue alcuni movimenti oculari a mano aperta (Hand Scan) per verificare in quale zona del campo visivo sono collocate le memorie traumatiche. Identificando gli hot spot ed intervenendo con specifici movimenti oculari si ha la possibilità di “disattivare” il materiale tossico legato alle memorie traumatiche nel minor tempo possibile. 

Dr.Elton Kazanxhi

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